Chiesa di Zambrone

 

 

La chiesa di San Carlo ha origini molto antiche. Sorge nel cuore di Zambrone, nella piazza San Carlo. Non si conosce la sua struttura originaria perché è andata quasi completamente distrutta dal terremoto del 1905. Fu ricostruita, subendo modifiche, nel corso del XX secolo. L’attuale chiesa presenta l’esterno in muratura di pietrame ordinario, strutture del tetto in legno e uno stile architettonico molto sobrio e lineare. 
La facciata, semplice e di stile classico non presenta elementi ornamentali. Quattro pilastri si staccano leggermente dal fondo e sorreggono il cornicione posto in evidenza dalle sue scalinature. Esso separa il prospetto quadrangolare dal timpano triangolare, in cui vi è al centro incastonato un orologio. La croce, posta al centro del timpano, sembra dare una spinta ascensionale alla facciata, innalzandola verso il cielo. L’interno della chiesa, completamente rifatto, presenta un soffitto in legno inserito in uno stile moderno ad una sola navata rettangolare, il cui spazio sembra espandersi in chiaroscuri sfumati nell’abside che appare come un piccolo prospetto plastico, dove troneggia la statua di San Carlo 

 

San Carlo Borromeo

 

 

Nacque ad Arona (VA) il 2 ottobre 1538 e morì a Milano il 3 novembre 1584. La sua è la storia di un uomo giusto e severo prima e di un grande santo della cristianità poi; tanto grande, da essere diventato il patrono dei vescovi e dei catechisti e ad avere assunto, quale proprio emblema, il bastone pastorale. Gli zambronesi del loro santo patrono, venerato il quattro novembre, conoscono tutto: vita, opere, virtù e miracoli. 
Forse, meno conosciuti sono alcuni aspetti della vita privata sui quali vale la pena spendere qualche rigo. Carlo Borromeo ancora prima di diventare santo, ha sempre avuto grande attenzione per i valori della giustizia e dell’amicizia. Il suo carattere fu timido ed introverso, ciò non gli impedì di amare la musica e la poesia. Prendeva lezioni di violoncello e di liuto, intratteneva amici e parenti con canti, recitava poesie col poeta Girolamo Visciolo di Intra e declamava Cicerone con il proprio precettore Tommaso Mandriano. Era uno sportivo appassionato. Amava la caccia e una volta si vantò di avere ucciso in una sola battuta undici cinghiali e tre capre! Amava il gioco della “balla” e degli scacchi. 
Carlo era di buona tavola e l’amministratore Tullio Albanese per indurlo a tornare ad Arona, lo adescava prospettandogli pranzi e cene succulenti a base di: capponi, pernici, quaglie, olio, pere, uva, robiola, vino rosato (il suo preferito). Carlo da giovane deliziava il suo palato con sapori piccanti, gradiva infatti pesci in carpione, carne salata, salsicciotti e gustava il buon pane dei fornai di Arona preparato con la farina proveniente dal suo mulino. Carlo Borromeo fu un uomo colto e tenace, qualità che gli consentirono di bruciare tutte le tappe della sua carriera canonica in breve tempo. Il 6 dicembre 1559, a soli 21 anni, si laureò in Diritto Civile e Canonico. 
A 22 anni, lo zio Gian Angelo Medici (fratello della madre) divenuto papa Pio IV lo nominò vescovo. Nel 1562 fu poi ordinato prete e fatto arcivescovo di Milano. Le lettere scritte alle sorelle, da lui tanto amate (specie Anna, la sua prediletta) rivelano una figura dolce e sensibile, arricchita da elevati ed eccezionali sensi di umanità. All’inizio del 1584 incominciarono le sofferenze di Carlo. 
I medici si prodigarono in amorevoli cure e premurose raccomandazioni. Carlo Borromeo, di ciò quasi spazientito, rispose loro con una celebre massima, che svela la sua immensa e affascinante figura: “Non sanno che Gesù ha paragonato i sacerdoti al sale e alla lampada proprio perché il primo si scioglie nei cibi a cui dà sapore, mentre l’altra, diffondendo la sua luce, consuma tutto il suo olio”.

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