Museo a cielo aperto

Calabria al femminile

Descrizione

Con deliberazione n. 29 del 6 marzo 1988, il Consiglio Comunale dedicò alle donne la piazza di nuova creazione, con la quale venne definitivamente superato il vecchio assetto urbanistico del centro abitato che registrava le baracche ricostruite dopo il terremoto del 1905.

Proprio in questo spazio pubblico, il progetto Calabria al femminile intende mettere al centro le figure di 14 donne calabresi, mediante 13 statue, reali e non solo, che attraversano l’intera storia della regione, dalla Magna Grecia a oggi, avendo dato lustro ai diversi campi del sapere, della politica, della vita in generale. La loro storia è in qualche modo paradigmatica di molti segmenti dell’universo femminile.

E così, l’amministrazione comunale di Zambrone, al fine di valorizzare il sito, nell’ottobre del 2019 ha indetto un concorso di idee per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di dodici statue dedicate alle seguenti figure: Contadina Zambronese, Donna fra presente e futuro, Nosside, Giuditta di Evreux, Enrichetta Ruffo, Diana Recco, Carmela Borelli, Giuditta Levato, Virginia Cundari, Natuzza Evolo, Gianna Maria Canale, Mia Martini; Donna fra presente e futuro. In corso d’opera, grazie a una donazione della signora Vincenzina Princivalle, se ne è aggiunta un’altra, raffigurante altre due figure, incentrate sulla solidarietà al femminile: Ada Furgiuele e Irma Scrugli.

Le opere sono state ideate e realizzate, prevalentemente in acciaio corten, dall’artista Antonio La Gamba, vincitore del concorso insieme agli architetti Antonio Ferraro e Maurizio Gaudente. Quindi, sono state posizionate nella Piazza Otto Marzo del capoluogo tirrenico.  Il Museo è stato inaugurato l’8 Marzo 2021.

Ripensare la Calabria al Femminile vuol dire riproporre una immagine nuova, innovativa, più gentile, seppure tenace, decisa, combattiva, ma anche più delicata della nostra regione.

Le sculture
  • La contadina di Zambrone era madre, e donna forte, saggia, contegnosa, lavoratrice, e capace di tessere con squisito senso dell’arte la seta, le fibre e la lana.
  • Nosside di Locri Epizefirii, poetessa del IV secolo avanti Cristo, fu detta per eccellenza “voce femminile”, e paragonata a Saffo per la robustezza e grazia dei suoi versi. Canta le vicende e le donne della sua città.
  • Giuditta d’Evreux, dei duchi di Normandia, fu amata dal giovanissimo Ruggero d’Altavilla, che per acquistare prestigio e domini degni di lei divenne granconte di Calabria. Le nozze furono celebrate a San Martino, non lontano dalla capitale di Ruggero, Mileto. Giuditta seguì il marito nella guerra di Sicilia.
  • Enrichetta Ruffo di Calabria (XV secolo) figlia ed erede di Nicolò, conte di Catanzaro e marchese di Crotone, e di Margherita di Poitiers, destinata a sposare uno spagnolo, amò l’affascinante e contraddittorio Antonio Centelles Ventimiglia, e partecipò alle rivolte contro Alfonso e Ferrante. Morto il marito, la pena la condusse a lasciare la vita in un luogo detto poi Crepacore.
  • Diana Recco guidò la rivolta popolare di Monteleone, che oggi è Vibo Valentia, quando, ai primi del XVI secolo, Ferdinando III assegnò la città in feudo ai Pignatelli; e per vendetta uccise di sua mano il governatore Del Tufo.
  • Carmela Borelli, di Sersale, la “Madre eroica”, nel 1929, sorpresa da una tormenta di neve, si privò delle vesti per salvare i figli. È meritatamente ricordata con intitolazioni di vie e scuole.
  • Giuditta Levato, di Albi, alla testa di proteste popolari per la giustizia sociale e il possesso della terra da coltivare, il 26 novembre 1946 fu uccisa nel corso di una manifestazione, a Calabricata di Sellia.
  • Virginia Cundari, apprezzata insegnante in San Sostene, fu tra le primissime donne di Calabria e d’Italia a ricoprire la carica di sindaco, lasciando memoria ancora viva e testimonianza di efficienza e correttezza. È scomparsa nel 1972.
  • Natuzza Evolo (1924-2009) di Paravati di Mileto, umile contadina, suscita attorno a sé un vasto movimento popolare di fede per le sue visioni e passioni mistiche e corporali, e per l’esempio di bontà e solidarietà. È in corso la causa di canonizzazione.
  • Gianna Maria Canale nata a Reggio Calabria il 12 settembre 1927, donna di particolare bellezza, fu apprezzata attrice, interpretando ruoli variegati, dal brillante al tragico al mitologico. Nell'estate del 1947 venne eletta Miss Calabria e si classificò seconda al concorso di Miss Italia vinto da Lucia Bosè che vide la partecipazione di altre future protagoniste del cinema italiano, come Gina Lollobrigida, Silvana Mangano ed Eleonora Rossi Drago. Nel 1949 recitò nel film Totò le moko di Carlo Ludovico Bragaglia, al fianco di Totò. Dalla metà degli anni cinquanta fu una delle regine del genere peplum e recitò in film di grande successo, come Le schiave di Cartagine (1956), Le fatiche di Ercole (1957) e La rivolta dei gladiatori (1958).
  • Mia Martini è il nome d’arte di Domenica Bertè (1947-95), di Bagnara Calabra, cantante di particolare intensità di voce e interpretazione, fu esempio, fino alla morte tragica, delle intime contraddizioni della condizione femminile nel mondo contemporaneo.
  • Irma Scrugli di Tropea e Ada Furgiuele di Amantea furono modelli della santità femminile nel secolo Ventesimo. Di formazione e origine sociale diverse, ma entrambe figlie spirituali di don Mottola, mostrarono elevata spiritualità, che misero al servizio degli ultimi della società umana.
  • Donna fra presente e futuro Un messaggio positivo che immortala la donna pienamente e liberamente inserita nella società, nel lavoro e nella politica e che risente solo in parte di antichissime tradizioni di separazione dei sessi per ruolo e per mentalità. È lei che guarda al futuro con spirito di libertà, sensibilità umana e gioia contagiosa.

A cura di Corrado Antonio L'Andolina

Ultimo aggiornamento: 06/05/2024, 12:22

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